L’ex-fabbrica di acido solforico in via Vallescura (Bologna).

A partire dalla metà del 1700 le principali emergenze architettoniche nell’area racchiusa ai lati dalle vie Vallescura e Risorgimento sono costituite da un antico sito industriale di acido solforico (e di pallini da schioppo poi), in via Vallescura, e da alcune ville coloniche ad uso villeggiatura, con annessi fabbricati rurali e poderi.

Lo stabilimento per la produzione di acido solforico in Via Vallescura 23 è noto grazie alle illustrazioni di Antonio Basoli (Castelguelfo, 1774 – Bologna 1848), realizzate nel 1822, e 1829, sotto il titolo “Fabbrica dell’acido solforico in Valleoscura”: ne emerge un’immagine inquietante, quasi onirica, immersa nel paesaggio collinare con al centro l’edificio della torre Ottani.

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Si trattava nello specifico, di una fabbrica di acidi muriatico-nitrico, solforico e cloruro di calce, con fusione di sego grezzo, di proprietà di Pietro Franceschini, banchiere con uffici in via Carbonesi, ma anche commerciante di pelli e liquori in via Saragozza.

Agli inizi del Novecento lo stabilimento venne convertito in una fabbrica per pallini da schioppo: dalla torre veniva versato nei tubi il piombo fuso per farne appunto pallini da caccia (per questo fino agli anni Sessanta veniva soprannominata “La Pallina”).

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La fabbricazione dei pallini da caccia è terminata a cavallo del 1950 proprio mentre Simoni, attuale proprietario dell’edificio, stava frequentando Ingegneria, e che negli anni ’70 acquistò lo stabile e lo ristrutturò.

Oggi, dopo un sapiente restauro, la struttura ospita un elegante Residence (Residence Vallescura), e nella torretta trova luogo una suite con vista su Bologna antica.

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Testimonianza di GianMarco Borgia (nato a Bologna, residente a San Lazzaro – Bologna) raccolta da V. Prisco l’11/06/2014 :

“Dagli anni ‘42 a circa metà anni ’60 ho abitato dentro quella che fu

un’antica fabbrica di acido solforico ed in seguito di pallini da caccia: ci

sono quindi nato e vissuto per oltre 20 anni; la prima finestra sotto la

torre a sinistra era la mia cucina. Dalla torre buttavano piombo fuso che

passando attraverso dei cartoni forati formava i pallini che cadevano in

una botte piena d’acqua . Noi la chiamavano “la Beleina”.

Ho visto i primi topi girare nel cortile sono una decina di anni dopo la

chiusura , ovviamente cani e gatti non vivevano causa il piombo. Mi

ricordo che fino a prima della chiusura arrivavano camion carichi di

proiettili per essere poi fusi e noi cinni aiutavamo le donne della fabbrica

a togliere la polvere che poi ci davano e che bruciavamo per la strada.

Per la comunione mi regalarono la COROL BENCINI. L’ ho ancora ma

non ho più le foto che feci dei luoghi. Quella che vi ho mandato ed altre le

ho fatte molti anni dopo con la mia prima reflex. Ogni tanto ci passo ma

non ho mai pensato di fare foto…forse per non uccidere i bei ricordi di

gioventù.»

Testi e foto: Dott. Ing. Valentina Prisco

(Si ringraziano i proprietari del Residence Vallescura, il signor Simoni e sua figlia Daniela, per le informazioni, e Gianmarco Borgia per la sua preziosissima testimonianza e per la foto in bianco/nero della fabbrica risalente agli anni Sessanta.)

 

Riferimenti bibliografici e archivistici:

https://architetturenascoste.wordpress.com/bibliografia/

 


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