Le ville patrizie e le tenute agricole: il caso di Villa Pallotti – Cassarini fuori Porta Saragozza.

Le ville sono un elemento cardine dello scenario collinare bolognese: attorniate dai poderi dipendenti e spesso corredate da un folto giardino ornamentale, hanno nel tempo influenzato e fortemente modificato il paesaggi circostante attraverso la duplice funzione che svolgevano nell’ambito delle tenute agricole della collina. Le ville fungevano, infatti, da centro ordinatore delle attività produttive, determinando il disegno della campagna circostante, ma erano anche il luogo nel quale i proprietari trascorrevano alcuni mesi dell’anno in “villeggiatura” ed erano per questa ragione sempre dotate di una cornice verde che appare tuttora studiata con attenzione, sia nelle prospettive che si aprono sui coltivi, sia nella scelta e nella disposizione delle alberature.

Anche l’area delimitata dai rii Vallescura e San Giuseppe, poco oltre il perimetro delle mura che racchiudono il centro storico di Bologna fuori Porta Saragozza, è stata caratterizzata dalla presenza di ville e villini, alcuni ancora presenti nel tessuto ormai fortemente urbanizzato della zona: Villa Cassarini e le adiacenti Villa Margherita, andata distrutta, e Villa Rosina, nascosta dalla vegetazione, con le sue eleganti colonnine sulla facciata e le statue che adornano il prato di accesso.

1915

 

Villa Pallotti – Cassarini

La famiglia Cassarini – Pallotti è nota per la fondazione dell’Istituzione Alessandro e Clodoveo Cassarini e Virginia Pallotti Pro domo miserorum, e per la proprietà di molteplici beni, tra i quali lo stravagante Castello in via Castelmerlo, e lo Stabilimento chimico-farmaceutico in cui venivano prodotte le polveri antiepilettiche Cassarine.

La famiglia era proprietaria di una villa sul terrazzo pianeggiante ai piedi della zona collinare nota come Villa San Giuseppe che fu l’abitazione principale di Alessandro Cassarini, mentre il fratello Clodoveo privilegiava l’eccentrica proprietà fuori porta San Vitale nella località che era definita “S. Antonio di Savena” in via del Parco (oggi via Castelmerlo 6).

Il podere dei Cassarini sul quale sorgeranno successivamente le Facoltà di Chimica Industriale ed Ingegneria, era costituito da due case di due piani ciascuna, una casa ad uso villeggiatura di tre piani, da un immobile con sovrastanti fabbricati colonici e di servizio.

Il luogo, è descritto come “uno dei più ridenti e ameni della città” nelle cronache dell’epoca, con i suoi 10 ettari circa di vigneti e di parco ripetutamente destinato, per la suggestiva bellezza, a sede di spettacoli all’aperto e di manifestazioni pubbliche.

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Nelle carte allegate alla compravendita del terreno e dei suoi fabbricati da cedere al Comune (conservate presso l’Archivio Storico Comunale di Bologna), vengono evidenziate le aree adibite a frutteto e coltura, vigneto e bosco, situate principalmente nella zona retrostante la Villa: è da sottolineare come l’area destinata a bosco sia rimasta pressappoco quella attuale, così come si può notare la presenza di alberature che risultano tutt’oggi presenti nel parco pubblico antistante la Facoltà di Ingegneria.

L’unica traccia visibile rimasta attualmente di quest’epoca lontana, è il “serbatoio d’acqua” (manufatto in mattoni), che si trova proprio a ridosso della Facoltà di Chimica Industriale, oggi in precarie condizioni.

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Nel suo testamento olografo, Alessandro Cassarini aveva disposto che il suo patrimonio venisse utilizzato per fondare «un istituto che avesse carattere di vera beneficenza per soli miserabili». L’amministratore giudiziale dell’eredità, l’ing. Umberto Ferri, commissario agli ospedali di Bologna ed ex-assessore comunale al Patrimonio, riuscì a costruire fra il 1931 ed il 1939 alla Beverara, nell’area fuori porta Lame lungo l’attuale via Marco Polo, gli stabili dell’ente: un complesso di edifici “popolarissimi” con servizi comuni ridotti al minimo e composti di alloggi di una o due stanze (al massimo tre per le famiglie più numerose), nei quali furono progressivamente insediate circa 250 famiglie.

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Per realizzare questo progetto, venne sacrificata la parte più importante dell’eredità Cassarini: infatti per finanziare la costruzione dei fabbricati, Ferri alienò al Comune di Bologna una parte cospicua del patrimonio, costituita appunto dal podere “Villa San Giuseppe” a porta Saragozza, sul cui terreno venne edificata la Facoltà di Ingegneria.

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Per salvare la villa, venne presentato un progetto che consisteva nel conservare non solo la proprietà di Cassarini, ma anche tutto il parco antistante, riducendolo solo in parte mediante l’apertura di una nuova strada, circondato da lotti omogenei adibiti a villette.

Il terreno venne invece destinato alla costruzione delle Regie Scuole di Chimica Industriale e di Ingegneria, e dell’antica villa Cassarini nulla più rimane, tranne una parte del parco.

 

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Testi: Dott. Ing. Valentina Prisco

 

Riferimenti bibliografici e archivistici:

https://architetturenascoste.wordpress.com/bibliografia/


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