L’acropoli di Felsina: il più importante complesso sacro di epoca etrusca indagato in città.

A partire dal IX sec. a. C., la penisola italiana viene progressivamente popolata da differenti gruppi culturali: Etruschi, Veneti, Latini, Piceni, Umbri, Sabini. La civiltà etrusca, in particolare, si sviluppa in un’area compresa fra i corsi dell’Arno a nord e del Tevere a sud. A Bologna, nel corso del IX secolo a.C. i villaggi più consistenti erano collocati lungo il corso del Savena. Ad essi si aggiunge il nucleo insediativo di Villa Cassarini, situato sui primi rilievi collinari.

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L’area nei pressi di Porta Saragozza è stata per la prima volta oggetto di scavi negli anni 1906-7. Fu solo nel 1964 (scavi a cura di Giorgio Gualandi), che l’archeologa Luana Kruta Poppi individuò le strutture murarie di un edificio sacro di epoca etrusca, e ci si rese conto di essere probabilmente di fronte all’acropoli Felsina, frequentata nel periodo di massima fioritura della città, tra la seconda metà del VI secolo a.C. e gli inizi del IV secolo a.C 10.

Il santuario era costituito da edifici con muri a secco in lastre di arenaria miste a ciottoli fluviali, ridotti in stato di spoliazione al momento del ritrovamento. L’intero complesso ricalca, a sua volta, i limiti spaziali entro i quali ricadono i resti dell’abitato villanoviano (VIII secolo a.C.) portato alla luce per la prima volta nelle campagne di scavo del 1906-07, promosse dall’allora proprietario della Villa, Alessandro Cassarini, sotto la direzione scientifica di Edoardo Brizio (1846-1907). L’indagine fece emergere un consistente nucleo abitativo protostorico, delimitato dalle relative sepolture. Purtroppo i risultati di queste campagne di scavo non furono mai pubblicati.

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Nel 1935 la Regia Scuola di Ingegneria si trasferì dalla vecchia sede di piazza dei Celestini alla nuova sede di viale del Risorgimento, cominciato a costruire negli anni Venti sulle rovine di Villa Cassarini e proprio sulle trincee (scavi), indagate dal Brizio nei primi anni del Novecento. Purtroppo non si hanno notizie di rinvenimenti in questa occasione.

Le successive campagne di scavo, svoltesi negli anni Settanta, furono avviate in occasione dei lavori per la costruzione di un nuovo complesso edilizio della Facoltà di Ingegneria. Le indagini hanno rinvenuto evidenze di carattere abitativo e produttivo unitamente a fossati e canali agricoli.

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I risultati delle ricerche archeologiche a Villa Cassarini sono scarsamente noti, editi in frammentarie notizie sul piano topografico e con una presentazione molto selettiva di materiali, spesso non dando sufficientemente ragione all’importanza storica e archeologica del sito.
La maggior parte dei reperti, fra cui il famoso bronzetto dell’Apollo liricine, si trova tutt’ora conservata presso il Museo Civico Archeologico di Bologna, anche se purtroppo in realtà non è possibile determinare quanto materiale si sia conservato e quanto sia andato perduto.

 

Testi: Dott. Ing. Valentina Prisco

 

Riferimenti bibliografici e archivistici:

https://architetturenascoste.wordpress.com/bibliografia/


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