I rifugi in galleria tra le Facoltà di Ingegneria e Chimica Industriale di Bologna.

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Ogni giorno studenti e professori attraversano l’ingresso della Facoltà di Ingegneria. Passeggiano lungo i suoi viali cercando di raggiungere l’aula in cui si svolgerà la lezione, la maggior parte ignari del fatto che a pochi metri di distanza permangono ancora tracce, “cicatrici” di un passato non poi così remoto: è sufficiente infatti percorrere il sentiero che dal parcheggio principale della Facoltà di Ingegneria si inerpica lungo la collina, fiancheggiando la Facoltà di Chimica Industriale, per trovarsi improvvisamente in un luogo che sembra sospeso nel tempo, quasi magico, dove la natura cerca di riappropriarsi anche dell’esiguo piazzale sterrato adibito a parcheggio.

Un box auto in disuso cela alla vista un’arcata in mattoni, dei muretti bassi, un accesso murato: una porta verso un passato che ritorna prepotentemente varcandone la soglia, fatto di bombardamenti, disperazioni e paure, di uomini, donne e bambini, che in quelle gallerie cercavano salvezza e riparo.

Poco lontano, nascoste dalla vegetazione, sono presenti altre testimonianze, altri accessi: tunnel oscuri e silenziosi sfidano la forza della natura che cerca di penetrarvi.

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L’esame di questi rifugi antiaerei ancora in buone condizioni, costituisce un fattore che prelude alla possibilità di un loro recupero architettonico quali importanti testimonianze della “archeologia di guerra”. Riaperti gli ingressi murati, ripulito e completato l’interno con un nuovo impianto di illuminazione e successivamente alle varie verifiche statiche, sarebbe possibile realizzare un allestimento museale permanente che attraverso pannelli corredati da numerose carte tecniche e l’esposizione di reperti bellici, possa andare a costituire ciò che a livello culturale e turistico manca nella nostra città: un Museo dei Rifugi Antiaerei.

Un museo diffuso di particolare interesse storico, unico nel suo genere in riferimento alle drammatiche vicende conclusive della Seconda Guerra Mondiale che hanno coinvolto le Facoltà di Chimica Industriale ed Ingegneria (quest’ultima divenuta sede del Comando Germanico e luogo di detenzione prima, per poi divenire ospedale militare per gli alleati), e per la quantità e la qualità delle fortificazioni antiaeree musealizzate.

Le strutture belliche di protezione antiaerea rientrano a pieno titolo nel patrimonio storico e architettonico del nostro Paese: la collocazione dei rifugi all’interno dell’area delle Facoltà permette di lavorare su nuove possibili interpretazioni identitarie della città e del territorio, e di valorizzazione del patrimonio cittadino, utilizzando la tradizione come supporto per costruire il futuro e non come semplice ricostruzione nostalgica del passato.

 

Testi e foto: Dott. Ing. Valentina Prisco

(Esempi di installazioni museali e sistemi di illuminazione elaborati da V.Prisco mediante 3DStudio MaxDesign e Photoshop).

 

Riferimenti bibliografici e archivistici:

https://architetturenascoste.wordpress.com/bibliografia/


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